Esperto risponde

Servizio di consulenza gratuita offerta all’interno del progetto Crescita Digitale in Comune a tutti i Comuni italiani.
L’Esperto Risponde ha l’obiettivo di indicare agli utenti le soluzioni interpretative ed operative per la corretta applicazione della normativa vigente, supportando i referenti comunali nella risoluzione delle problematiche ordinarie e straordinarie di gestione del Piano.

FINANZA LOCALE

Qual è il trattamento fiscale previsto per le infrastrutture ospitanti gli impianti di telecomunicazione elettronica?

Questi impianti non vanno presi in considerazione nella determinazione della rendita catastale dell’immobile. Si rimanda in proposito ai chiarimenti interpretativi resi dall’Agenzia delle Entrate n 27/E del 13 giugno 2016 e dalla circolare dell’Agenzia dell’Entrate n. 18/E/2017

INFORMATICA

Nel D.M. 2 settembre 2019 sono previste disposizioni specifiche per la riservatezza dei dati?

Si, il decreto 2 settembre 2019 ha introdotto l’articolo 8 al decreto istitutivo del SINFI prevedendo che al momento del conferimento delle informazioni al sistema federato, gli operatori di rete e i gestori di infrastrutture fisiche, al fine di salvaguardare la riservatezza delle informazioni conferite per le ragioni di cui all’art. 4, comma 6 del D.Lgs. 33/2016, connesse alla sicurezza e all’integrità delle reti, alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, alla sanità pubblica, ovvero per la tutela di dati riservati, dei segreti tecnici e commerciali, indicano le informazioni di cui richiedono la sottrazione all’accesso, specificandone i motivi.

Cosa prevede il D.M. 2.9.2019 in materia di accesso ai dati SINFI per gli enti locali?

Gli Enti locali – come  le altre P.A. – in base al principio di leale cooperazione istituzionale, hanno diritto, di norma in relazione al territorio di rispettiva competenza, ad accedere, anche mediante l’uso del Sistema pubblico di connettività (SPC), alla totalità delle informazioni raccolte nel SINFI relative alle infrastrutture fisiche documentate nel sottosuolo e sul soprasuolo, nonché alle informazioni minime attinenti alle opere di genio civile, in corso o programmate, raccolte nel Sinfi, in base a quanto previsto dall’art. 4, comma 2 del decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 33. (cfr art.7 comma 4 D.M. 11.5.2016, introdotto dal D.M. 2.9.2019).

Chi può consultare le informazioni del SINFI secondo il D.M. 2 settembre 2019?

I soggetti legittimati alla consultazione e all’accesso sono indicati nel nuovo articolo 7 del decreto 11 maggio 2016 introdotto dal D.M. 2 settembre 2019 e sono:

– le imprese autorizzate a fornire reti pubbliche di comunicazione;

– le pubbliche amministrazioni;

– altri soggetti interessati.

A ciascuna di queste categorie di soggetti viene attribuito un profilo differenziato in funzione dei livelli di accesso e consultazione riconosciuti.

Quali sono le informazioni SINFI accessibili ai sensi del D.M. 2 settembre 2019?

Con il decreto indicato nel quesito sono stati aggiunti alcuni articoli al precedente decreto 11 maggio 2016 con il quale è stato istituito il Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture. In particolare è stato introdotto l’articolo 6 – rubricato “Consultazione e Accesso al SINFI” – . Questa norma stabilisce le modalità per accedere alle informazioni raccolte relative a reti pubbliche di comunicazioni e ad altre infrastrutture fisiche, funzionali ad ospitare reti di comunicazione elettronica ad alta velocità, ad eccezione dei cavi, compresa la fibra inattiva, e degli elementi di rete utilizzati per la fornitura delle acque destinate al consumo umano.

I dati sono accessibili anche se le reti pubbliche di comunicazioni e le altre infrastrutture fisiche sono dismesse.

I dati in questione sono suddivisi in tre categorie: informazioni di base; informazioni su caratteristiche fisiche; informazioni ulteriori.

– Le informazioni di base sono quelle relative a: l’ubicazione del tracciato; il nominativo e la partita IVA del gestore dell’infrastruttura; i riferimenti del soggetto incaricato dal gestore dell’infrastruttura al caricamento dei dati (nominativo, recapiti telefonici, indirizzo e-mail); lo  stato dell’infrastruttura ossia se è in uso o è dismessa; il tipo di infrastrutture di alloggiamento cioè cavi-dotti, tralicci, etc.; la destinazione dell’infrastruttura (rete idrica, del gas, elettrica, di telecomunicazioni, o altro).
– Le informazioni sulle caratteristiche fisiche sono quelle relative al diametro dei cavi e delle tubature; alla profondità di posa; al tipo di segnalazione di posa; allo spazio disponibile per ospitare elementi di rete di comunicazione elettronica ad alta velocità.

– Le informazioni ulteriori sono infine quelle relative alla data in cui sono state generate le informazioni e l’indicazione della scala di rilievo utilizzata.

Sono rese accessibili anche le informazioni minime attinenti alle opere di genio civile, in corso o programmate, conferite al SINFI, in base a quanto previsto dall’art. 4, comma 2 del d.lgs.  33/2016.

A livello nazionale ci sono comuni che hanno completato l’infrastruttura digitale e la fase di collaudo?

Si, il primo Comune che ha terminato i lavori è  Castel Giorgio.  Dal primo agosto 2019  il Comune ha attivato  la rete in fibra ottica e ha avviato la commercializzazione del servizio verso gli utenti finali consentendo di connettersi alla rete sfruttando la velocità della banda ultralarga.

Visto che nel comune di Mozzagrogna è stata realizzata la rete per la banda ultralarga e i lavori per la stessa sono stati ultimati nel settembre 2018 dalla ditta infratel italia. Visto che, a seguito di numerose richieste da parte dei cittadini, ad oggi ancora non abbiamo avuto notizie sullo stato dell’arte. Con la presente si chiede quali sono i passi successivi per poter giungere all’attivazione della banda ultralarga.

L’infrastruttura è stata realizzata da Infratel e resa disponibile agli operatori Telco. Al momento Infratel ci comunica che nessun operatore ha manifestato l’interesse all’acquisizione e all’apertura dei servizi di connessione veloce, nonostante i primi due anni sia gratuita.
Suggeriamo all’Amministrazione di prendere contatti con gli operatori presenti sul territorio, segnalando che l’infrastruttura è disponibile e pronta per l’apertura dei servizi di connessione in banda ultra larga.

Quali sono i compiti del progettista in riferimento all’impianto multiserivizi?

Il progettista dovrà:
– prevedere in fase di progettazione gli spazi installativi necessari alla realizzazione e implementazione futura dell’impianto evitando qualsiasi forma di servitù e garantendo una semplice manutenzione, seguendo le indicazioni tecniche contenute nella guida CEI 306-22 e adattandole all’edificio oggetto dell’intervento;
– prevedere in fase di progettazione il punto di accesso all’impianto da parte degli operatori di rete in zona facilmente accessibile evitando qualsiasi servitù;
– affidarsi ad un tecnico abilitato ai sensi dell’art. 1, comma 2, lettera b) del DM 37/2008 per la progettazione tecnica dell’impianto, per la sua realizzazione e certificazione finale;
– allegare il progetto dell’impianto multiservizio alla domanda di agibilità.

Quali cavi devono essere utilizzati per la trasmissione dati?

Il Regolamento UE 305 del 2011 prevede che i cavi installati in qualsiasi tipo di costruzione o opera di ingegneria rispondano obbligatoriamente ai requisiti essenziali di comportamento al fuoco per essere considerati sicuri. In particolare, la Commissione Europea ha classificato i cavi in 7 classi di reazione al fuoco: Aca; B1ca; B2ca; Cca; Dca; Eca; Fca. Queste classi sono identificate dai caratteri in pedice “ca” (cable, traduzione: cavo) in funzione delle loro prestazioni decrescenti, oltre ad ulteriori parametri quali: acidità; opacità dei fumi; gocciolamento di particelle incandescenti.

Il Comitato Elettrotecnico Italiano, per agevolare la scelta per ogni tipo di installazione, ha identificato e inserito nella Tabella CEI UNEL 35016 quattro classi di reazione al fuoco, che consentono di rispettare le prescrizioni installative previste dalla Norma CEI 64-8.

E’ possibile avere una descrizione del “punto di accesso” previsto dal DPR 350/2001 per gli edifici?

Per “punto di accesso” si intende il punto fisico, collocato all’interno o all’esterno dell’immobile e accessibile alle imprese autorizzate a fornire reti pubbliche di comunicazione, al fine di consentire la connessione con l’infrastruttura interna dello stabile predisposta per i servizi di accesso in fibra ottica a banda ultralarga.

Cosa si intende per impianto multiservizio degli edifici relativo alle comunicazioni elettroniche?

E’ l’infrastruttura fisica passiva interna all’edificio dedicata agli impianti di comunicazione elettronica. E’ caratterizzata dai seguenti elementi: adeguati spazi installativi; punti di accesso (dal tetto e dalla base dello stabile); rete di distribuzione del segnale con cavi in fibra ottica monomodali. Questo impianto è stato introdotto dall’art. 6-ter, comma 2 del D.L. 133/2014 il quale ha aggiunto l’art.135 bis al testo unico per l’edilizia (DPR 350/2001)

URBANISTICA E TUTELA AMBIENTALE

Quali tipologie di Conferenza di servizi sono state adottate nell’ambito delle procedure relative alle infrastrutture della banda ultralarga?
Che cos’è la conferenza dei servizi alla quale si ricorre anche in materia di procedimenti attinenti la banda ultralarga?
Si chiede qual è il termine per l’autorizzazione inizio lavori nelle zone sismiche collegate a reti di banda ultralarga.

Il DPR 380/2001 all’art. 94 stabilisce che – fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo all’intervento edilizio –  nelle località sismiche, tranne quelle a bassa sismicità, non si possono iniziare lavori senza l’autorizzazione preventiva scritta dell’ufficio tecnico della Regione. L’autorizzazione è rilasciata entro 60 giorni dalla richiesta. Il termine si riduce a  40 giorni per gli  interventi finalizzati all’installazione di reti di comunicazione elettronica a banda ultralarga e viene comunicata al Comune, subito dopo il rilascio, per i provvedimenti di sua competenza. La riduzione è stata introdotta dall’art. 8 bis, comma 5, D.L.  n. 135/2018. Si ricorda che contro il provvedimento relativo alla domanda di autorizzazione, o nei confronti del mancato rilascio entro il termine di cui sopra, è ammesso ricorso al presidente della giunta regionale che decide con provvedimento definitivo. Inoltre i lavori devono essere diretti da un ingegnere, architetto, geometra o perito edile iscritto nell’albo, nei limiti delle rispettive competenze.

Quali semplificazioni sono previste in materia di autorizzazione archeologica per i lavori della banda ultralarga?

L’art.8 bis, c.1 lett. a) del d.l. 135/2018  ha previsto quanto segue.
Qualora siano utilizzate infrastrutture fisiche esistenti e tecnologie di scavo a basso impatto ambientale in presenza di sottoservizi, ai fini dell’autorizzazione archeologica di cui all’art. 21 del d.lgs. 42/2004 (codice dei beni culturali) l’avvio dei lavori è subordinato alla trasmissione, da parte dell’operatore di rete alla soprintendenza competente, di documentazione cartografica rilasciata dalle autorità locali competenti che attesti la sovrapposizione dell’intero tracciato ai sottoservizi esistenti. La disposizione si applica anche alla realizzazione dei pozzetti accessori alle infrastrutture stesse, qualora  siano realizzati al di sopra dei medesimi sottoservizi preesistenti.
L’operatore di rete comunica l’inizio dei lavori alla soprintendenza con un preavviso di almeno 15 giorni.Qualora la posa in opera dei sottoservizi interessi spazi aperti nei centri storici, è altresì depositato presso la soprintendenza, ai fini della preventiva approvazione, l’elaborato tecnico che dia conto anche della risistemazione degli spazi oggetto degli interventi.Qualora siano utilizzate tecnologie di scavo a basso impatto ambientale con minitrincea, ai fini dell’autorizzazione archeologica, le attività di scavo sono precedute da indagini non invasive, concordate con la soprintendenza, in relazione alle caratteristiche delle aree interessate dai lavori. A seguito delle suddette indagini, dei cui esiti, valutati dalla soprintendenza, si tiene conto nella progettazione dell’intervento, in considerazione del limitato impatto sul sottosuolo, le tecnologie di scavo in minitrincea si considerano esentate dalla procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico di cui all’articolo 25, commi 8 e seguenti, del d.lgs. 50/2016 (codice dei contratti ).In ogni caso il soprintendente può prescrivere il controllo archeologico in corso d’opera per i lavori di scavo.

Quali sono le configurazioni di scavo delle minitrincee e quali conviene utilizzare in ambito urbano ed extra-urbano?

Gli scavi da minitrincea hanno dimensioni ricomprese tra i  5 /10 cm per  30/40 cm. In questa categoria rientra la così detta minitrincea tradizionale  realizzabile in entrambi i contesti. Nelle strade extraurbane  più importanti è però  preferibile aumentare la profondità di scavo anche perché in caso  di  rifacimento della pavimentazione i lavori  possono arrivare a  coinvolgere  oltre i 20 cm mentre in strade urbane si limitano a pochi centimetri. Esiste poi la categoria delle microtrincee realizzate normalmente sui marciapiedi o in aree protette dove il traffico è più controllato  (come i campus ospedalieri) e che prevede scavi poco profondi di 2,5 per 20 cm.

La norma UNI non prevede lo scavo di minitrincea di dimensioni 2,5/20 cm. Come è possibile fare accettare all’Ufficio tecnico scavi di queste dimensioni?

La minitrincea di 2,5/20 cm è  una tecnica di scavo che si è sviluppata negli ultimi due anni mentre la norma UNI risale a cinque  anni fa, con le prassi di riferimento pubblicate nel 2014. Proprio alla luce di questi progressi,  è previsto insieme a  ATT e all’UNI  un upgrate della norma UNI che vada ad inglobare anche   queste innovazioni tecnologiche maturate negli ultimi due anni.

Con la tecnica della minitrincea quanti metri al giorno è possibile realizzare?

Dipende essenzialmente da due fattori:

– l’ambiente di lavoro urbano o extra-urbano

– il tipo di fondo stradale compatto o poco compatto

Quanto più è compatto il fondo della strada tanto più speditamente lavora la fresa. Quindi in ambiente extra-urbano in presenza di un fondo stradale compatto si possono realizzare fino a 200/250 metri al giorno; in un contesto urbano e sempre in presenza di fondo compatto i metri realizzabili al giorno possono essere 150.

Tutti gli edifici di nuova costruzione per le quali le domande di autorizzazione edilizia sono presentate dopo il 1° luglio 2015 devono essere equipaggiati con un’infrastruttura fisica multiservizio passiva interna all’edificio. Il limite è posto nel permesso a costruire presentato prima del 2015, quando parecchi immobili vengono costruiti post 2015?

In effetti il  primo luglio 2015 costituisce una linea tra l’obbligatorietà e la non obbligatorietà. Se il permesso è stato presentato prima non sussiste l’obbligo. Parliamo di permessi per costruire o per interventi ricadenti nell’art. 10 c.1 lettera c) del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia.Per esempio anche il semplice cambio di destinazione d’uso in zona omogenea A comporta l’obbligo di realizzare l’infrastruttura fisica multiservizio passiva.Esiste inoltre un’altra norma che pone un obbligo ed è l’articolo 40 della legge 166/2002 (Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti). Chi ha acquistato casa dopo tale data potrebbe anche chiedere una rivalutazione del prezzo pagato qualora non fossero state realizzate le connessioni per ogni singola unità immobiliare.

La legge ammette la predisposizione di spazi, scatole, tubi e raccordi senza installare e connettorizzare la fibra ottica?

La norma lo esclude. Il comma 1, art. 135 bis del Testo Unico dell’edilizia stabilisce infatti testualmente: “Tutti gli edifici di nuova costruzione per i quali le domande di autorizzazione edilizia sono presentate dopo il 1°luglio 2015 devono essere equipaggiati con un’infrastruttura fisica multiservizio passiva interna all’edificio, costituita da adeguati spazi installativi e da impianti di comunicazione ad alta velocità in fibra ottica fino ai punti terminali di rete. …..” quindi devono essere presenti entrambi.

La realizzazione dell’infrastruttura fisica multiservizio passiva interna all’edificio deve essere prevista per tutti i nuovi edifici il cui permesso di costruire sia posteriore al 1° luglio 2015?

Il legislatore, non potendo imporre il cambio degli impianti di tutti gli edifici esistenti, ha iniziato con quelli nuovi o in fase di ristrutturazione di un certo tipo. Si stanno comunque studiando strumenti  per  incentivare la sostituzione e l’aggiornamento degli impianti anche negli edifici già esistenti.

Cosa rispondere ad un impresa immobiliare che sostiene di non volere l’impianto multiservizio perché non necessario e perchè rappresenta un costo?

La risposta può essere unicamente quella che l’impianto deve essere realizzato perché imposto dalla legge, non è opzionale ma è un obbligo, conseguentemente la pratica e il fascicolo dell’edificio, il progetto non sono completi finché non viene presentato il progetto dell’impianto e poi la sua realizzazione.

Quale verifica deve compiere il tecnico della P.A. in fase di rilascio del permesso edilizio?

I tecnici della Pubblica Amministrazione, in fase di rilascio del permesso di costruire di ogni edificio nuovo o ristrutturato, devono controllare che tra gli allegati alla domanda ci sia il progetto dell’impianto multiservizio rispondente ai requisiti di legge. Tale progetto dovrà essere firmato da un tecnico abilitato ai sensi dell’art. 1, comma 2, lettera b) del DM 37/2008 che ne attesti la regola d’arte.

In che consiste l’etichetta volontaria attestante la conformità degli edifici agli obblighi di digitalizzazione?

L’etichetta è prevista dal comma 3, art.135 bis del testo unico per l’edilizia e conferisce maggior valore agli immobili in caso di compravendita.

E’ relativa alla certificazione rilasciata da un tecnico abilitato ai sensi del DM 37/2008 art. 1, comma 2, lettera b), ovvero un installatore elettronico, attestante che l’edificio è stato realizzato a regola d’arte rispettando le guide CEI 306-2 e 64-100/1, 2 e 3 .

Quali indicazioni seguire nel caso in cui i lavori per realizzare l’infrastruttura di telecomunicazione comportano un’interferenza con le condotte del gas?

In riferimento a quanto richiesto si rimanda alle recenti “Linee guida per la posa di cavi in fibra ottica in presenza di reti gas”, documento condiviso dagli operatori del settore per definire il flusso informativo tra operatore delle telecomunicazioni e gestore delle reti gas per il necessario coordinamento, affinché siano garantite la sicurezza e l’incolumità pubblica nonché l’integrità delle infrastrutture del gas nei lavori di posa delle reti di telecomunicazione. Nel testo del documento viene precisato che lo stesso si applica nei casi in cui le interferenze tra codotte del gas e realizzazione o manutenzione di reti di telecomunicazione comportino lavori di scavo tradizionale a cielo aperto o mini-trincea o trivellazione orizzontale controllata

Per la minitrincea è necessario avere una mappa delle infrastrutture e del sottosuolo che spesso i comuni non hanno, quantomeno non così precise e di dettaglio, sono in errore?

Come riportato dal comma 1, dell’art 5, D.lgs. 33/2016, per l’utilizzo delle tecniche di posa della fibra ottica a basso impatto ambientale, trovano applicazione le norme tecniche e le prassi di riferimento nella specifica materia elaborate dall’Ente nazionale italiano di unificazione, nella quali sono indicate anche le indagini preliminari da predisporre.

In generale, per quanto riguarda la mappatura delle reti di sottosuolo, il DM 11 maggio 2016 prevede l’obbligatorietà, per i soggetti proprietari o concessionari di infrastrutture, di trasmettere al SINFI e rendere così disponibili, in formato aperto ed interoperabile, una serie di dati georeferenziati riguardanti le proprie reti. La tipologia di dati e le modalità di scambio con il SINFI sono descritte nell’allegato tecnico al DM.
Nello stesso DM sono indicate le responsabilità in capo ai diversi soggetti detentori delle informazioni sulle reti e infrastrutture: per quanto riguarda i Comuni, l’obbligo di conferimento dati al SINFI riguarda solo le reti di proprietà non concesse in gestione a un soggetto terzo.
Il grosso dell’obbligo informativo ricade quindi sotto la responsabilità dei gestori. Di conseguenza, a regime ogni Comune potrà avere una conoscenza approfondita dello stato del sottosuolo, tramite la propria utenza personalizzata sul SINFI stesso.
Inoltre, essendo il SINFI un sistema federato che integra i catasti locali già esistenti, i Comuni già in possesso di un proprio catasto elettronico delle infrastrutture potranno continuare ad utilizzarlo, adeguandolo alle specifiche di contenuto del SINFI definite da AgID.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il quaderno ANCI: “L’infrastrutturazione digitale del territorio in Banda Ultra Larga: procedure, obblighi e strumenti per i Comuni”.
Segnaliamo, inoltre, che a breve ANCI realizzerà un webinar dedicato al SINFI.

In quali casi può essere negato agli operatori di rete l’accesso all’infrastruttura fisica già esistente?

Il rifiuto può essere opposto nei casi previsti dall’art. 3, comma 4 del D.Lgs. 33/2016:
a) se l’infrastruttura fisica è oggettivamente inidonea ad ospitare gli elementi di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità;
b) se sussiste indisponibilità di spazio;
c) se l’inserimento degli elementi possa oggettivamente determinare o aumentare il rischio per l’incolumità, la sicurezza e la sanità pubblica, ovvero minacci l’integrità e la sicurezza delle reti, in particolare delle infrastrutture critiche nazionali di cui al D.Lgs. n. 61/2011
d) se sono disponibili, a condizioni eque e ragionevoli, mezzi alternativi di accesso all’ingrosso all’infrastruttura fisica, adatti all’alta velocità.
Si ricorda che il motivo del rifiuto deve essere reso esplicito per iscritto entro due mesi dalla data di ricevimento della domanda d’accesso. In caso di rifiuto, o comunque decorso inutilmente il termine indicato, ciascuna delle parti ha diritto di rivolgersi all’Organismo di risoluzione delle controversie (art.9 D.Lgs. 33/2016) il quale entro due mesi dal ricevimento della richiesta esprime una decisione vincolante, estesa anche a condizioni e prezzo.

Come deve essere richiesto l’accesso alle infrastrutture fisiche già esistenti?

Secondo l’art. 3 del D.Lgs. 33/2016 gli operatori di rete devono presentare domanda scritta alla quale deve essere allegata una relazione esplicativa che indichi gli elementi del progetto da realizzare e un cronoprogramma degli interventi specifici.

Se le infrastrutture di comunicazione elettroniche attraversano il territorio di più Enti, come deve essere gestito il procedimento di autorizzazione?

Il procedimento in questi casi è disciplinato dai commi 8 e 9 art. 88 del D.Lgs. 259/2003.
In pratica , se l’installazione dell’ infrastruttura interessa aree di proprietà di più Enti, pubblici o privati, l’istanza di autorizzazione deve essere conforme al modello D dell’allegato n. 13, e va presentata allo sportello unico del comune di maggiore dimensione demografica.
In questi casi, la domanda è sempre valutata in una conferenza di servizi convocata dal comune che l’ha ricevuta. (comma 8)
La Conferenza dei Servizi deve pronunciarsi entro 30 giorni dalla prima convocazione. L’approvazione, adottata a maggioranza dei presenti, sostituisce ad ogni effetto gli atti di competenza delle singole amministrazioni e vale altresì come dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori.
Il Ministero deve essere tempestivamente informato della convocazione e dell’esito della conferenza.
Se un’Amministrazione preposta alla tutela ambientale, della salute o del patrimonio storico-artistico esprime un motivato dissenso, la decisione è rimessa al Consiglio dei Ministri (comma 9)

Entro quanti giorni l’amministrazione deve concludere il procedimento in caso di richiesta di una autorizzazione per scavo e lavori relativi a infrastrutture di comunicazione elettronica?

Questi tempi sono indicati espressamente dall’art. 88 del CCE (D.lgs. 259/2003) il quale è stato aggiornato dall’art. 7 del  D.lgs. 33/2016 come segue:
– trascorsi 30  giorni dalla presentazione della domanda, senza che l’Amministrazione abbia concluso il procedimento con un provvedimento espresso ovvero abbia indetto un’apposita conferenza di servizi, la medesima si intende in ogni caso accolta.
– nel caso di attraversamenti di strade e comunque di lavori di scavo di lunghezza inferiore ai 200 metri, il termine è ridotto a 10 giorni
– nel caso di apertura buche, apertura chiusini per infilaggio cavi o tubi, posa di cavi o tubi aerei su infrastrutture esistenti, allacciamento utenti il termine è ridotto a 8 giorni.

Quali sono i tempi entro i quali deve pronunciarsi la conferenza di servizi in relazione alla richiesta di autorizzazione per scavi e lavori per le infrastrutture di comunicazione elettronica?

La norma che disciplina questi tempi è l’art.88 del codice delle comunicazioni elettroniche (D.lgs. 259/2003) il quale prevede quanto segue:
– Entro 30 giorni dal ricevimento della domanda il responsabile del procedimento può convocare, con provvedimento motivato, la conferenza di servizi con i soggetti direttamente interessati alla installazione (comma 3)
– La conferenza di servizi deve pronunciarsi entro 30 giorni dalla prima convocazione.
Se approva a maggioranza dei presenti la sua decisione sostituisce ad ogni effetto gli atti di competenza delle singole amministrazioni e vale come dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori (comma 4). Se approva a maggioranza dei presenti ma un’amministrazione preposta alla tutela ambientale, della salute o del patrimonio storico-artistico esprime dissenso, la decisione è rimessa al Consiglio dei Ministri e trovano applicazione, in quanto compatibili con il Codice, gli art. 14 e seguenti della legge 241/1990 (comma 5)